Vaia's Gift
Composizione elettroacustica per ensemble e diffusione ottofonica — in sviluppo
Vaia's Gift trasforma la memoria della tempesta Vaia (ottobre 2018) in un'esperienza sonora immersiva. Il titolo gioca sull'ambivalenza linguistica: "regalo" in inglese, "veleno" in tedesco — come la tempesta stessa, distruzione e rinascita nella stessa parola.
La struttura compositiva deriva direttamente dai dati anemometrici della tempesta: velocità del vento, pressione atmosferica e direzione vengono tradotti in parametri musicali, generando una forma in quattro sezioni che ripercorre l'arco dell'evento — dalla calma apparente al climax, fino al silenzio della devastazione e ai primi segnali di rinascita.
Il sistema di diffusione è parte integrante del concept: otto diffusori Vaia Cube — ricavati dal legno degli alberi abbattuti dalla tempesta — disposti in cerchio, ciascuno con un trasduttore vibrante sovrapposto. Il suono si muove nello spazio seguendo i pattern del vento di quella notte, e il legno stesso diventa medium di trasmissione oltre che di memoria. Il pubblico si muove liberamente all'interno dell'installazione.
Organico — Ensemble da camera, elettronica, sistema di diffusione ottofonica Durata prevista — 15'
Walls
Per quartetto d'archi, vibrafono (2 percussionisti), elettronica dal vivo e diffusione multicanale — in sviluppo
Walls è un'esplorazione sonora sul tema del muro — confine fisico, barriera psicologica, impossibilità del dialogo. Il materiale di partenza è l'Adagio del Quarto Concerto per pianoforte di Beethoven, celebre per il suo confronto drammatico tra pianoforte e orchestra — interpretato dallo stesso Beethoven come Orfeo che placa le Furie. L'opera ne sovverte radicalmente i parametri timbrici: gli archi suonano esclusivamente con bacchette di diversi materiali, il vibrafono è suonato con archetti da due percussionisti.
Questa inversione genera un cortocircuito espressivo: gli archi, strumenti della tradizione cantabile, diventano percussivi e costruttori di muri sonori; il vibrafono, strumento percussivo per eccellenza, cerca disperatamente di cantare, ma resta irrimediabilmente estraneo. Il dialogo beethoveniano — già conflittuale nell'originale — diventa impossibile: due mondi che parlano lingue incompatibili, specchi deformati l'uno dell'altro.
L'opera si articola in cinque sezioni: Fondamenta, Iterazione, Stratificazione, Impasse, Coesistenza. L'elettronica dal vivo moltiplica e distorce i suoni acustici, creando echi, granulazioni e riverberi che sembrano provenire da dietro muri invisibili. La spazializzazione multicanale è drammaturgia: i suoni migrano, si allontanano, si perdono. Gli strumentisti, posizionati agli angoli opposti del fondo palco, sono frontali ma distanti — contrapposti nella geografia scenica come nella sostanza timbrica.
Walls non offre soluzioni. Il finale si dissolve in un pianissimo estremo che sfuma nell'elettronica: il muro persiste anche quando non lo vediamo più.
Organico — Quartetto d'archi, vibrafono (2 percussionisti), elettronica dal vivo, sistema di diffusione multicanale